HO UN GRILLO PER LA TESTA

La città che vorremmo

Intervista a Lucio Polverari Presidente dell’Associazione Bartolagi da Fano

 

Innanzitutto ci dica chi era Bartolagi e perché avete dato il suo nome all’associazione

 

Bartolagi da Fano è un personaggio storico vissuto nel V° secolo d.C. che, alla guida di circa tremila fanti inviati da Ancona, Fano, Pesaro, Rimini, mosse alla volta di Aquileia  per contrastare la discesa di Attila in Italia. Secondo la leggenda fu sepolto nella chiesa di S. Pietro in Episcopio come è ricordato da una lapide posta nella stessa chiesa.

Oggi viviamo in un’epoca di barbarie dove tutto, compreso i beni comuni, è monetizzato e considerato fonte di guadagno. Ci è sembrato naturale, quindi, raccogliere il testimone dell’illustre concittadino e combattere contro la barbarie moderna a favore di uno sviluppo equilibrato della nostra città dove gli interessi collettivi vengono anteposti agli utili personali o di piccoli, ma potenti gruppi di potere.

 

Quando è nata Bartolagi?

 

L’Associazione  si è formalmente costituita nel 2006, ma è la prosecuzione dell’esperienza del Comitato per il Parco e contro il potenziamento dell’aeroporto, comitato spontaneo che, sorto nel 2000, si è caratterizzato per la presenza assidua nel dibattito cittadino.

Fra le iniziative, la più nota è la Festa per il Parco che quest’anno è giunta alla settima edizione. Si tratta di una festa rivolta principalmente ai bambini e alle loro famiglie, per sensibilizzare la città sulla estrema importanza di una vasta area verde attrezzata che oggi manca. La partecipazione alla festa è sempre stata altissima e quest’anno, nonostante la minaccia di maltempo, si sono superate ampiamente le duemila presenze.

Ma il nostro impegno, in questi anni, si è caratterizzato anche per la puntualità delle nostre proposte e la fondatezza delle nostre denunce sui due fronti ormai noti alla città: parco e aeroporto.

Abbiamo promosso con determinazione il dibattito cittadino con articoli sulla stampa, presenze assidue sulle radio locali, partecipazione ad assemblee ed organizzazione di assemblee e convegni che hanno posto in primo piano il “problema campo di aviazione” che è sempre stato affrontato sotto traccia. Solo il nostro intervento ha consentito di porre con forza all’attenzione della città il problema dell’utilizzo di una vastissima area (120 ettari) che è strategica per il futuro sviluppo di Fano.

 

In cosa è consistita, in questi anni, la battaglia contro il potenziamento dell’aeroporto?

 

 Sulla destinazione dell’area del campo di aviazione si discute da moltissimi anni. Dopo la seconda guerra mondiale l’aeronautica militare non ricostituì la base. (l’aeroporto, reso inutilizzabile dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, venne risistemato e di nuovo utilizzato dagli alleati fino all’agosto 1945).

Fino agli Anni Settanta l’area fu uno spazio libero dove venivano svolte le più diverse attività  (giochi dei ragazzi, allenamenti calcistici, allegre scampagnate) che convivevano pacificamente con la presenza delle “cicogne”, piccoli aerei a elica che volteggiavano sui cieli della città.. Poco più di trent’anni fa inizia il dibattito che vede fronteggiarsi gli ambientalisti che proponevano la creazione di un parco e i fautori di uno scalo aereo adatto addirittura ai Boeing 747 (i famosi Jumbo Jet). L’ipotesi del mega aeroporto naufragò miseramente e la Giunta nelle “linee programmatiche 1972/75” ufficializzò la volontà di realizzare un parco.

Negli stessi anni, per scelte urbanistiche ben precise, sorse ex novo il quartiere Vallato e si svilupparono enormemente San Lazzaro e S. Orso. Sommando gli abitanti di questi tre quartieri si ottiene una popolazione superiore al terzo centro della provincia.: un’intera città è sorta intorno al campo di aviazione.

Durante gli Anni Ottanta torna in gioco la prospettiva di potenziare l’aeroporto. Lo studio di fattibilità è affidato alla società milanese Italairport  perché accerti le possibilità di sviluppo legate a

uno scalo di terzo Livello (tipo Rimini e Falconara). Il risultato dello studio, pur prescindendo dagli aspetti ambientali, dimostra che il progetto è impraticabile economicamente.

Il decennio successivo ha visto il “partito dell’aeroporto” compiere notevoli passi avanti:il consiglio comunale approvò un ordine del giorno che condizionava lo sviluppo dell’aeroporto alla creazione di un grande parco cittadino.

Nel 1995 nasce la Società di gestione “Fanum Fortunae”: capitale versato un miliardo e 135 milioni in vecchie lire; soci Comune di Fano (34%), Provincia e Camera di Commercio (33%). Il parco resta una chimera nonostante le 3500 firme raccolte a favore del progetto.

Mentre il Parco resta al palo, (non si prendono decisioni né, tantomeno, si stanziano fondi) per l’aeroporto si reperiscono ingenti risorse pubbliche.

E così, in breve tempo, la Fanum Fortunae con i soldi pubblici, nella zona sud del campo di aviazione, realizza le seguenti strutture:

      -    Pista di atterraggio per elicotteri con illuminazione notturna.

-              Palazzina adibita ad aerostazione della superficie di mq. 642 completamente arredata e suddivisa  nei seguenti locali. Ingresso e sala di attesa passeggeri; sala riunioni con 70 posti; uffici della società aeroportuale; torre di controllo (non operativa); un ufficio affittato ad una società privata con licenza di lavoro aereo e scuola di volo (Flying Works srl.); un ufficio affittato ad un’associazione sportiva (Avio Club Fano); locali adibiti a bar, cucina, ristorante.

-              Due hangar di mq. 758 ciascuno (successivamente ne è stato aggiunto un terzo).

-              Un edificio adibito ad officina aeronautica e ad aula  di scuola di volo.

-              Distributori di carburanti di benzina.

-              Parcheggi e strada di collegamento con Via Mattei.

 

Il costo dell’opera fu consistente ma era accompagnato da forti aspettative di ipotetici ritorni economici che non ci furono né potevano esserci. La stampa dell’epoca fece a gara nell’esaltare le magnifiche sorti e progressive della città che finalmente aveva  un aeroporto come si deve!

Nel 1997 fu eretta la recinzione, lungo il perimetro dello scalo, che invase l’anello podistico utilizzato da molti Fanesi. Nonostante una petizione di protesta che chiedeva un ridimensionamento della recinzione, l’anello podistico non fu più ripristinato.

Dalla fine degli Anni Novanta, con la tattica fino ad allora vincente del passettino per volta, si cominciò con sempre maggiore insistenza a parlare di ulteriore potenziamento dello scalo attraverso la asfaltatura della pista.

Con la nascita del “Comitato per il parco e contro il potenziamento dell’aeroporto” (novembre 2000) le cose, per i fautori del potenziamento si sono fatte più complicate ed è stato necessario trovare motivazioni “convincenti” per un’operazione assai costosa per la città.

Lo studio ISTAO (Istituto Adriano Olivetti) del dicembre 1999 (costo 25 milioni delle vecchie lire) cercò di dimostrare che l’aeroporto di Fano si sarebbe sviluppato nel settore dell’Aviazione Generale: aerotaxi, aeroclub, scuole di volo e paracadutismo, lavori aerei. Inoltre si ipotizzava la collaborazione con Falconara che avrebbe riversato le “eccedenze” dei suoi movimenti su Fano.

Lo studio si è rivelato di una vaghezza disarmante e l’ipotesi della necessità del potenziamento si è sbriciolata ben presto. Anzi dallo studio stesso risulta che lo scalo fanese è sovradimensionato: altri aeroporti, con caratteristiche analoghe (pista in erba, ma più corta) hanno movimenti di velivoli e passeggeri di gran lunga superiori. 

Grazie al contributo del Comitato, è emerso che il tipo di aviazione che porterebbe ricchezza a Fano (piccoli aerei da turismo, aerotaxi, ecc.) è già operante ma i risultati economici sono di gran lunga inferiori ad altri aeroporti dalle stesse caratteristiche. E’ stato necessario, quindi, trovare altre strade (ricordate la favola del lupo e dell’agnello?) ed è intervenuta la provincia che dal cilindro del prestigiatore ha estratto il coniglietto della Protezione Civile. Di fronte ad un così nobile intento, chi  avrebbe potuto far sentire la sua voce critica senza perdere di credibilità? Allo scopo è stato affidato dalla Regione Marche alla SVIM (Società Sviluppo Marche) uno studio per “la verifica di fattibilità tecnico-economica dello sviluppo dell’aeroporto di Fano ai fini della Protezione Civile e di emergenza sanitaria”. L’onere complessivo dello studio è di 86.764,65 euro,(pari a 160 milioni delle vecchie lire) coperto, oltre che dalla Provincia e dalla Camera di Commercio, anche da vari comuni compreso Fano.  La risposta della SVIM  (febbraio 2004) è chiarissima: la Protezione Civile usa gli aeromobili solo per l’antincendio ed allo scopo vengono utilizzati i Canadair di stanza a Falconara che in 10 minuti sono sulla nostra Provincia. Per le emergenze sanitarie Fano ha già un eliporto perfettamente funzionante anche per voli notturni.

Tutto a posto, quindi? Neanche per idea! Le proposte di potenziamento sono state le più disparate: Protezione Civile, aerotaxi, complementarità con Falconara, voli diretti con Roma e Milano, necessità di far giungere direttamente a Fano i facoltosi clienti della cantieristica. Unico denominatore di tutte queste proposte, come un atto di fede non supportato da alcuno studio serio al riguardo, è il fatto che l’aeroporto con la pista in asfalto porterà enormi ricchezze alla città. Come corollario a queste variegate “uscite” c’è la necessità di mettere la pista in sicurezza, ma per gli attuali aerei basterebbe risistemare il manto in erba che è il più adatto e sicuro. Tale compito è della Fanum Fortunae che da quando è nata non ha mai provveduto al riguardo.

 

Quali sono, oggi, gli sviluppi del dibattito sull’aeroporto?

 

 

Recentemente un gruppo di imprenditori, sostenuti dall’Api, l’associazione delle piccole imprese, si dice disposto ad investire proprie risorse finanziarie nella realizzazione della pista in cemento. Il costo, a detta dell’Api,  si aggirerebbe sui due milioni di euro finanziati tramite una società per azioni mista (pubblico-privato). Quello delle società miste è un film già visto diverse volte: guadagni privati, eventuali rimesse pubbliche. Fra l’altro Giancarlo Pedinotti  vicepresidente della Fanum Fortunae, si è detto molto scettico dell’iniziativa dell’Api perché “In otto anni che sono dentro il Consiglio non ho mai visto uno tirare fuori una lira”.

Al solito si rafforza la proposta vantando generiche opportunità e vantaggi per tutti i settori dell’economia. A chi ha fatto notare che uno studio, quello della SVIM, elaborato da esperti di analisi economico-finanziaria, finanza di progetto, analisi di settore, non rileva le potenzialità sbandierate fideisticamente dai piccoli industriali, si è risposto che lo studio SVIM (2004) è ormai superato!

Lo statuto delle piccole e medie imprese prevede proposte socialmente utili di politica economica, finanziaria e di innovazione tecnologica. I membri locali di tale associazione, in omaggio al loro Statuto, dovrebbero essere diversi dalle solite persone che, in vario modo organizzate, vogliono abusare del territorio di tutti per ricavarne profitti personali. Purtroppo la loro proposta relativa all’aeroporto non conferma tale diversità poiché, al solito, a fronte di generiche promesse di vantaggi per tutti, rivendicano lo sfruttamento di risorse della collettività a favore di pochissimi soggetti.

Fingendo comprensione delle esigenze delle migliaia di cittadini che vivono intorno all’aeroporto, l’Api propone di spendere miliardi delle vecchie lire per consentire l’atterraggio di aerei a turbina che producono, per non parlare dell’ inquinamento atmosferico, un rumore dieci volte superiore a quello degli attuali aerei. 

Non è accettabile che per pochi, danarosi soggetti, venga devastata la quotidianità di migliaia di persone che vivono onestamente del proprio lavoro e pagano regolarmente le tasse. Inoltre Falconara e Rimini sono a un tiro di schioppo e mezz’ora di strada non uccide nessuno.

Voglio ricordare, poi, che l’asfaltatura della pista non è altro che un ulteriore stadio di avanzamento di un progetto iniziato nel 1995: si tratta della “politica del carciofo”, quella cioè di compiere un passo alla volta aggiungendo sempre qualcosa a quanto si è già ottenuto. Ottenuta l’asfaltatura per poter fare atterrare gli aerei a reazione, si chiederanno altre cose: abbiamo speso tanti soldi, si dirà, dovremo provvedere ad una idonea strumentazione per la torretta di controllo, predisporre la illuminazione della pista, potenziare il servizio antincendi….

Va detto una volta per tutte che a Fano non ci sono le condizioni economiche per un aeroporto, operazione fra l’altro vecchia ed antiquata alla luce dei nuovi mezzi di trasporto che saranno presto immessi sul mercato. Inoltre è assurdo portare dentro la città un aeroporto quando ormai in ogni parte del mondo si cerca di fare esattamente il contrario. 

Nonostante l’evidenza, la partita aeroporto è aperta. Il presidente della Fanum Fortunae, subito dopo le elezioni ha rivendicato la pista in asfalto per aver contribuito con successo alla vittoria del centro-destra a Fano; il vicepresidente della camera di commercio ha affermato che per andare d’accordo con l’associazione, fra le altre cose, va potenziato l’aeroporto e la nuova amministrazione è decisamente sulla strada giusta. Pochi gironi fa il segretario di Forza Italia si è espresso con grande decisione a favore della pista in asfalto. E’ necessario, afferma, “togliere Fano dal suo isolamento e rendere più agevoli i collegamenti con città come Roma e Milano.

Il quadro non è tranquillizzante e solo una opinione pubblica informata e consapevole può arrestare un progetto dannoso per la città e per la stragrande maggioranza dei suoi abitanti.

 

Negli ultimi tempi, però, si è parlato esclusivamente di parco e della sua imminente realizzazione.

 

Come è già stato detto nell’intervista, da decenni esistono pronunciamenti del Consiglio comunale a favore della realizzazione di un parco urbano senza però che alle parole siano seguiti i fatti.

Solo nel 2004 la Giunta Carnaroli attrezzò a parco circa tre ettari di terreno comunale che avrebbero dovuto costituire il nucleo originario di un parco che si sarebbe sviluppato per tutti i circa 35 ettari esterni alla recinzione dell’aeroporto. Da allora non si è mosso più nulla (il dibattito era prevalentemente incentrato sull’aeroporto su cui c’erano forti pressioni) e di azioni a favore del Parco non se ne è più vista traccia. Questo fino alla primavera di quest’anno quando, nel marzo 2007, la nostra associazione ha organizzato un grande convegno, articolato in due giornate, dove sono state portate le esperienze di progettazione e gestione dei parchi urbani di Forlì e Pesaro. La cittadinanza, intervenuta numerosa, ha avuto così modo di verificare come grandi aree verdi siano utilizzate, con altissimo gradimento, dagli abitanti. Inoltre ha potuto valutare i problemi di gestione che tali aree comportano. Altro aspetto trattato nel Convegno sono state le idee e i progetti per le aree verdi ed il Parco Urbano di Fano.

E’ stata una iniziativa molto importante non solo dal punto di vista informativo, ma anche dal punto di vista propositivo: l’assessore ai Lavori pubblici, Paolini, ha recepito le richieste del comitato e si è fatto promotore di un concorso di idee partecipato per realizzare il Parco del campo di aviazione. L’amministrazione, attraverso i suoi uffici, elaborerà una bozza di progetto a cui sarà chiamata a dare il proprio contributo l’ intera città: associazioni, sindacati, partiti, consiglio dei bambini, singoli cittadini.

Nella stessa festa del 2 giugno di quest’anno l’assessore Paolini ha confermato il progetto.

 

Poi è arrivato il protocollo di intesa firmato il 7 giugno dall’assessore Carloni con il viceministro Visco.

 

E’ stato un fulmine a ciel sereno, un accordo firmato nelle segrete stanze ed elaborato nella massima separatezza. Ho avuto modo di rilevare personalmente che gli stessi consiglieri di maggioranza erano all’oscuro del contenuto del Protocollo.

 

Sinteticamente, quali sono i contenuti del Protocollo?

 

Nel febbraio di quest’anno il Ministero della Difesa ha deciso di inserire nei programmi di dismissione e valorizzazione la ex caserma Paolini ed il vecchio aeroporto. A questo punto è entrato in gioco il Ministero dell’economia e delle Finanze che si è detto interessato a valorizzare il vecchio aeroporto.Il Comune ha manifestato l’intenzione di acquisire  la ex caserma Paolini e a sua volta si è detto disponibile ad “acconsentire alla  acquisizione o valorizzazione, anche attraverso la trasformazione urbanistico-edilizia, dell’area del vecchio aeroporto”.

L’accordo di programma, ai fini del cambiamento di destinazione urbanistica, avverrà sulla base dei progetti preliminari predisposti su iniziativa dell’agenzia del demanio e la quota spettante al Comune di Fano per effetto della valorizzazione del Campo di aviazione sarà pari al 15% del nuovo valore degli mmobili determinato come base d’asta ai fini della loro successiva vendità.

La cifra incassata dal comune pari al 15% del valore aumentato del campo di aviazione potrà andare a scomputo della quota necessaria all’acquisto della Paolini.

In estrema sintesi: l’amministrazione comunale “valorizza” il campo di aviazione che viene messo in vendita, il 15% verrà usato per pagare parte della Paolini. 

 

 

Si tratta di un Protocollo scellerato tutto incentrato su una operazione speculativa.

 

Sicuramente sì. Non c’è traccia, nel protocollo, di ogni riferimento al parco per cui ciò che c’è scritto è chiarissimo: si intende dare più valore all’area cambiandone la destinazione d’uso. Le buone intenzioni dichiarate come una litania dagli amministratori (ci faremo il Parco) non hanno alcun riscontro nella realtà.

 

Lei ha denunciato senza mezzi termini l’operazione. Quali sono state le reazioni?

 

Molto scomposte. In un primo momento sono stato accusato di dire falsità (nonostante l’evidenza del testo scritto!) poi sono stato oggetto, assieme a Bartolagi, di una serie di attacchi reiterati e concentrici tendenti a screditare la mia persona e la mia associazione senza però mai entrare nel merito della questione.lo stesso sindaco è “scaduto” alivelli di polemica inadatti ad un primo cittadino; alla nostra “operazione verità” con cui abbiamo distribuito in centro copia del protocollo di intesa affinchè i cittadini giudicassero con la propria testa e non per sentito dire ha contrapposto l’invito a distribuire noccioline! Per onestà intellettuale devo dire che in queste misere esternazioni si sono cimentate soltanto Forza Italia e La Tua Fano.

 

L’assessore Carloni dopo avere bollato come false le sue denunce, a propria difesa ha affermato che si tratta di un protocollo standard dal quale non poteva discostarsi.

 

Nulla di più falso. Sono riuscito, grazie alla disponibilità di funzionari del Comune di Brescia, ad entrare in possesso del Protocollo firmato dal sindaco di quella città lo stesso giorno, il 7 giugno, in cui l’ha firmato, per Fano, l’assessore Carloni.

Ebbene in quel protocollo si è fatto l’esatto contrario di ciò che ha fatto Fano: hanno valorizzato la caserma e con il famoso 15% hanno proceduto all’acquisto di aree destinate a parco.

Il protocollo di Brescia dimostra inequivocabilmente che esiste uno schema il quale però va riempito di contenuti che variano a seconda degli interessi delle varie città. Brescia ha operato delle scelte funzionali per quella città ed anche Fano può fare altrettanto. Il discorso del protocollo standard è una sciocchezza, anche le Carte di Identità sono standard, ma sono tutte diverse l’una dall’altra.

 

Nonostante “il fuoco di sbarramento” di parte della maggioranza lei ha tirato diritto nella sua denuncia.

 

Non sono certo un tipo che si fa intimorire e su questa battaglia per la città ho avuto il forte sostegno della associazione che presiedo. Pertanto ho convocato diverse conferenze stampa ed ho ribattuto sistematicamente alle cortine fumogene che, inutilmente, ha cercato di innalzare, al fine di confondere i cittadini, chi il protocollo l’ha voluto in questi termini. Reputo comunque determinante la presa di posizione compatta di tutti i partiti dell’unione e di diverse associazioni che hanno capito rapidamente la portata della posta in palio.

 

Il Sindaco, pochi giorni fa, ha voluto una conferenza dei capigruppo per mettere a fuoco la questione e cercare una soluzione condivisa. Ha coinvolto nell’iniziativa l’on Vannucci che ha il compito di mediare tra le parti.

 

In effetti il Sindaco si è reso conto dell’impraticabilità del protocollo  così come è scritto ed ha accettato la mediazione Vannucci che ha proposto, visti gli intendimenti più volte dichiarati dalla Giunta, di aggiungere un documento scrittto (delibera o ordine del giorno) da cui emerga chiaramente la volontà di realizzare un parco.

 

Alla festa dell’Unità in cui si è parlato di questo tema, lei non si è mostrato favorevole alla mediazione Vannucci.

 

Capisco le difficoltà del Sindaco che non può accettare tranquillamente di rivedere il protocollo di intesa e quindi sarei disponibile ad un testo integrativo dal quale emerga, oltre alla volontà di realizzare il parco al campo di avviaizone, anche la espressa volontà di acquisire l’area e di non metterla all’asta perché l’acquistino i privati.

 

Il Sindaco il lunedì successivo alla festa dell’Unità ha incontrato Bartolagi. Cosa vi siete detti?

 

E’ stato un dibattito sereno ma serrato. Comunque c’è stata la reciproca volontà di superare le dure polemiche di questi giorni. Il Sindaco ha convenuto che le nostre osservazioni circa il protocollo non solo sono legittime, ma anche accettabili per cui si è impegnato, alla presenza del dott. De Leo, a fare proprie le nostre richieste circa la destinazione a parco dell’area e l’ esplicito riferimento all’acquisizione e non alla valorizzazione.

 

In pratica si tratta della sconfessione del Protocollo firmato da Carloni. Vi ritenete soddisfatti?

 

Solo parzialmente perché se è vero che la nostra denuncia ha evitato guai peggiori alla città, è altrettanto vero che altri grandi problemi restano.

Infatti nel PRG è prevista una strada di grande scorrimento larga dieci metri che collega via Papiria con via Del Fiume e che comprende tre grosse rotatorie. Tale strada costituisce il cavallo di Troia di future lottizzazioni e lo abbiamo denunciato a chiare lettere in più assemblee. La stessa circoscrizione, la Terza, si è detta contraria e l’amministrazione, verificate con i propri tecnici la validità delle nostre osservazioni, aveva cancellato la strada dall PRG. .Poi evidentemente le pressioni sono state tali che in sede di emendamenti la strada, come per incanto, è ricomparsa..

 

Quali sono, allora, le prospettive attuali?

 

Se in sede di osservazioni la strada non verrà di nuovo tolta, avremo sì una specie di parco che sarà circoscritto fra una pista in asfalto per aerei a reazione (questo è l’intendimento della Giunta) ed una strada di grande scorrimento che separerebbe il parco dalla città e sarebbe essa stessa la negazione di un polmone al servizio della città.

Chi sarebbe tanto stolto da portare i propri figli in un’area piena di rumori e smog?

Allo stato attuale la situazione non è rosea ed è suscettibile di cambiamenti. Il lettore potrà misurare ciò che viene detto ora con gli sviluppi successivi della vicenda.

Quello che resta un punto fermo è la nostra posizione: sì ad uno sviluppo dell’area che risponde alle esigenze della cittadinanza, no ad ogni ingerenza speculativa (strada - aeroporto)

 

E di ciò che prevede il protocollo circa la Paolini casa mi dice?

 

Sono favorevole ad un utilizzo sociale ed istituzionale della caserma e quindi vedo bene l’acquisizione dell’immobile. Se si va però ad un acquisto si deve vigilare contro eventuali speculazioni. Se, infatti, per acquistare la caserma per fini sociali debbo alienare palazzi storici di grande valore  che saranno essi stessi oggetto di speculazione edilizia, allora il gioco non vale la candela e si dovrebbe andare ad un’acquisizione per concessione lunga (cinquant’anni).

Comunque, per definire la migliore destinazione d’uso dell’area , andrebbe coinvolta l’intera cittadinanza: associazioni di categoria, partiti, sindacati, associazioni dei consumatori, singoli cittadini …

 

Protocollo d'intesa - scarica il file (pdf)

 

 

 

1 Commenti
Pubblicato il 19 Jul 2007 da Redazione
di M.R.S. @ 28 Jul 2007 11:49 am
Comunichiamo la nostra adesione, come Movimento RadicalSocialista (associazione politico-culturale nazionale con sede a Milano) alla iniziativa decisa per il primo agosto dall'Associazione Bartolagi presieduta dal prof. Luciano Polverari contro i progetti relativi all'aeroporto di Fano, e a sostegno della battaglia per il parco.
Promuovendo ed appoggiando altre analoghe battaglie di "resistenza umana" (sociale ed ecologista) a livello nazionale, a cominciare da quella - fondamentale - per l'acqua bene comune da non privatizzare in alcun modo, crediamo di poter indicare alla sinistra la via maestra per il suo rilancio e la riscoperta dei suoi valori basilari e originari, al di là e al di sopra dell'attuale confuso balletto politico in cui si stenta a ritrovare le "tracce" di una sinistra autentica e vicina ai bisogni reali della stragrande maggioranza della nostra popolazione, a livello sia nazionale che locale. E proprio le lotte sul territorio, come quella in corso a Fano, ci sembrano di primaria importanza per cambiare sul serio, "materialmente", un trend politico e sociale davvero preoccupante.
Nell'auspicare la piena riuscita della mobilitazione fanese, mettiamo a disposizione lo spazio del nostro sito e forum (www.radicalsocialismo.it) per pubblicizzare questa ed altre iniziative analoghe promosse dalla Bartolagi o altre associazioni ecologiste fanesi.
M.R.S. - Milano
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